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                                                        Paolo Mossa                                                                             
                          

Paolo Mossa 2


     PAOLO MOSSA


                       






Nacque a Bonorva il 16 aprile 1821 dal farmacista sassarese Giuseppe Mossa. E dalla bonorvese Rosalia Manai.Rimase orfano ancora in tenera età ed ebbe la fortuna di essere seguito e guidato

da due sacerdoti bonorvesi Babbai Virziliu e Babbai Porcu

Conclusi gli studi ginnasiali nello stesso paese natio, conseguì a Sassari il Magistero.Poi intraprese i corsi universitari ed in questo periodo  il Mossa iniziò il suo dramma più agitato ed ebbe a brevi intervalli di tempo molte alterne vicende.Ancora studente a Sassari ebbe una travolgente passione d’amore per una ragazza sassarese,Rosina Taras, che rapì, conducendosela a Bonorva ed interrompendo per sempre gli studi universitari. Fu felice solo per qualche anno, giacchè la sua Rosina venne a morire dando alla luce la figlia Angela, quest’ultima ebbe da giovane un buon estro poetico.

Dopo circa otto anni di vedovanza convolò a nuove nozze con una gentile signorina di Bonorva,la Nobil Donna Pepica Deliberi Satta. Anche la Deliberi però morì troppo presto, colpita dal colera,il 24 agosto 1855, lasciandogli due figliolette, di cui la seconda di appena due mesi.

Prese parte a lotte politiche suscitando l’invidia degli avversari, possidentes, dalla mentalità grezza

Intolleranti della popolarità e delle intraprendenza del Mossa, risvegliarono i vecchi rancori dei mai assopiti propositi di vendetta e finirono con l’armare la mano dei sicari.Il Mossa subì due attentati; uno la sera del giugno 1886, mentre sedeva sull’uscio di casa a giocare con una bambina del vicinato uno sconosciuto gli sparo una fucilata che il Mossa scansò perché si era chinato ad aiutare  la bimba ch’era caduta per terra.

Sei anni più tardi, precisamente il 6 agosto 1892 sulla strada di Nurapè, a pochi chilometri da Bonorva, mentre a cavallo tornava dalla sua tenuta in Riu Oro, venne freddato dal piombo  di tre sicari e precisamente dall’usinese Cicciu Derosas, dal bonorvese Pera Zanne Angius e dal famigerato Delogu, che non si sa precisamente di dove fosse, come dicono a Bonorva

de domo de sos diaulos.

Si tramanda che Paulicu aveva sin da bambino il dono dell’improvvisazione.In un giorno di festa chiese alla madre qualche soldo ma ebbe appena una sesina, cioè una modesta moneta da cinque centesimi.Il piccolo Paolo, facendo ballare la monetina sul palmo della mano, esclamò

            Ah, cantu mamma mia est miserina

            Chi ogni cosighedda li bisonzat:

e pro cussu nemmanco si nd’irgonzat

de dare a Paulicu una sesina

Il vero tipo di dialetto sardo è, senza dubbio, il logudorese: sciolto, scorrevole ed elegante, ha nella poesia un ritmo sonoro e piacevole. Ad impreziosire il nostro dialetto, a dargli quella movenza cara e voluttuosa, ch’è la caratteristica del canto logudorese, nacque la poesia di Paolo Mossa; e l’incanto del nuovo metro ben lo sentirono i Sardi, che nelle notti serene, al suono cadenzato di una chitarra ne affidano tuttora l’agile strofa.

Mossa schiuse nuovi orizzonti alla lirica logudorese;  o imitando Catullo in “Su Canariu de Flora”, oppure emulando Ovidio in “S’isula fortunata” o riproducendo i propri affetti e quelli dei contadini isolani in Baddemala,S’attitidu, Sa tempesta,oppure in quelle più liricamente significative come

In morte de Gisella. Canta il poeta: Gisella è morta! Nell’ultima dipartita, dopo che l’anima ha preso il volo, il sole che l’ha vista, commuovendosi, e tramontato nello stesso istante.

Tantissime sono le opere di Paulicu Mossa, che non si possono descrivere tutte in questo piccolo spazio, ma non possiamo dimenticare A Dori Lontana

                        Eo rigiro pro te,

                        so pro te in argua

                        E tue chissa? Si mai

                        Bella t’ammentes de me

O la strofetta finale de su «  Disingannu

                        Eo nd’incontro in nottue

                        Falsas che yue e ingratas

                        Ma tue in duda l’agats

                        Una fidele gaie….

O nella notissima “In sa domo de campagna

                        Eo bos ispettaia

Avanzade non timedas

Sas benennidas siedas

Rundinas, a domo mia

Non è nostra intenzione analizzare più attentamente l’opera poetica del Mossa. Bastano questi pochi accenni, dettati dal sincero amore dei sardi alla Lingua Sarda e alla Poesia di Sardegna, per invogliare ad una più attenta e amorosa lettura dell’opera del maggiore fra i nostri Poeti. Mossa tuttavia non fu immune da difetti ma ha il grande merito di aver rinfocolato l’amore e il senso della poesia del popolo sardo, affinando nel tempo stesso le capacità espressive della lingua e arricchendo il mondo spirituale di quei contadini e pastori, fra i quali visse e per i quali scrisse.Contadini e pastori che ancora di lui conservano coi canti, la memoria e l’amore .